PER UNA LETTURA TEOLOGICA E BASTA
“Come leggere le pagine conosciute sotto il titolo “Paradiso ‘49?”
E leggetele come vi pare. Basta patti, basta segreti, il libro è dato alle stampe e che ognuno sia libero di fornirsene un’interpretazione, sulla base del proprio raziocinio e della propria sensibilità. Ma Piero Coda vuole di più, parla addirittura di “atteggiamento” per “accogliere e discernere”, neanche si trovasse ad un sinodo della Chiesa cattolica. Perché sì, per il nostro teologo è proprio così: quello che vi chioseranno le più di 500 pagine è un dono di Dio alla Chiesa, destinato a cambiarne per sempre la storia.
Nessun dubbio che le visioni di Chiara possano avere a che fare con fenomeni che con Dio non hanno nulla a che fare? Se lo chiedeva persino lei, ogni tanto, ma trovava sempre una corte di entusiasti pronti ad assicurarle che assolutamente sì, in lei c’erano la grazia e la missione. E di fronte a simili rassicurazioni non si è mai tirata indietro dall’assumere il ruolo di “Dio Padre” e “Vicaria di Maria” sulla terra.
Mollens, 31 luglio 1982
Qui ci sono le carte che noi chiamiamo “Paradiso”. Sono stata spesso tentata di distruggerle, perché ci trovo espressioni inesatte, incompiute, forse forzate ad effetto anche della mia totale inesperienza impreparazione teologica e poca esperienza spirituale di quell’epoca. Ma non le ho bruciate perché dubito che qui ci sia qualcosa che Dio mi ha dato in vista dell’Opera, che sarebbe nata. Io mi abbandono totalmente, anche per queste carte, alla Chiesa, ritenendo da Dio quanto Lei ritiene e dal mio io, dal mio orgoglio spirituale, dalla mia fantasia ecc. quanto non è da Dio. (Chiara Lubich, manoscritto autografo riportato nell'apparato fotografico)
Chiara sembra pensare che il testo sia un “misto”: cose venute da Dio e cose venute dal suo orgoglio spirituale, fantasia, ecc. Non si esprimeva con la stessa insicurezza negli anni Sessanta, quando istituiva un “Cenacolo Mariano” per “penetrare il Carisma da varie angolazioni disciplinari- teologia, filosofia, scienza- per verificare quanto la spiritualità possa influire su queste discipline dando un nuovo apporto a ciascuna di esse.” (Alba Sgariglia, Storia e composizione del testo, p.73).
Si è poi veramente abbandonata alla Chiesa, come afferma? O sono sempre questi “cenacoli”, quale sarà la scuola Abbà, a fornirle un rassicurante riscontro?
Molto diversa è la versione che dà Piero Coda:
Incarnazione: questa dunque, per molti versi, la parola chiave che qualifica l’ultimo tratto del percorso trattato nel Paradiso ’49. L’Opera di Maria è misticamente forgiata in Cielo a partire dal patto di unità di Chiara con Igino Giordani, Foco. Ora, la realtà da Dio comunicata in Paradiso dev’essere tradotta efficacemente in terra- in conformità al Vangelo di Gesù e come espressione della missione della Chiesa- Come “luce”, “lievito”, “sale” di una nuova umanità. (Per una lettura teologica, p.38)
Di qui il formidabile paradosso- e la sempre nuova e radicale sfida- anche di quell’Opera nuova nella Chiesa che è l’Opera di Maria: che ha da essere l’”otre nuovo” atto a raccogliere il “vino nuovo” dello Spirito che è stato donato, perché altrimenti esso andrebbe perduto; ma in modo tale da essere in tutto e per tutto a servizio dell’unico suo fine: che è quello di “riversare” sul mondo, nella Chiesa e come sua espressione, questo vino. Sembrerebbe così portato all’estremo- e così alla sua più intima verità- ciò che qualifica ognuna delle “grazie speciali” che lo Spirito Santo dona alla Chiesa: essere concessa e dover essere esercitata a vantaggio del bene comune, e cioè dell’edificazione di “Cristo in voi, speranza della gloria” (Col.1, 27)
Messe insieme le due versioni, notiamo che Coda e la Lubich partono da presupposti opposti, creando una tautologia. Per Chiara le “carte” sono valide perché, evidentemente, vede del buono nell’Opera e trova nelle visioni una certa utilità: l’espressione che usa è “in vista dell’Opera, che sarebbe nata”, quindi non crea nemmeno un rapporto di causa-effetto tra il Paradiso e l’Opera. Al contrario, Coda afferma che l’Opera è buona perché deriva direttamente dal Paradiso, anzi: ne è l’ultima parte, quella della realizzazione sulla terra. Addirittura identifica nell’Opera una realtà che deve comunicare il Paradiso (l’”otre nuovo”) a tutta la Chiesa, per trasformarla e portarla al suo compimento: diventare Cristo.
In sostanza: l’Opera è buona perché deriva dal Paradiso, ma il Paradiso è buono perché ha generato l’Opera? E se l’Opera è cattiva? Se è in piena decadenza? Coda sembra cavarsela con la parola “sfida”, e sembra di sentire il solito ritornello: si tratta di errori, abusi isolati, non siamo ancora riusciti ad incarnare l’Ideale… I tempi stanno cambiando. Ma la connessione Paradiso-Ideale-Opera, per lui, è indissolubile.
Un patto discutibile
Tra i lettori del Paradiso ‘49 è noto che “Alla proposta che Igino Giordani (Foco) le rivolge di “legarsi stretto” a lei per seguire più da presso Gesù- come accadeva con Santa Caterina per i suoi seguaci- Chiara si sente spinta a rispondere invitandolo a formulare un patto”.
Ma siamo sicuri che proprio questo patto abbia generato le visioni? In fondo è la sola Chiara a sperimentare il Paradiso. Coda non ha dubbi: “Il patto ha predisposto le condizioni per l’accadere di una grazia di Dio.” “Certo, l’immedesimazione vissuta e percepita con Gesù che Chiara sperimenta esprime la grazia straordinaria che accomuna tutte le autentiche esperienze mistiche attestate lungo la storia della Chiesa”; ed essendo cosa straordinaria, riguarda solo ed esclusivamente lei; ma “Questo avviene per Chiara nell’unità in e grazie a Gesù da lei vissuta con Foco, e via via con le altre persone a cui l’esperienza è comunicata”. Comunicata, si badi bene, non vissuta: Chiara e Foco sono i soli ad avere stipulato il patto, per tutti gli altri, che vorranno aderire al Movimento, c’è la sola possibilità di “partecipare” di riflesso. Le gerarchie nei Focolari sono stabilite da Dio stesso: Chiara la destinataria della Grazia, Foco suo collaboratore (con Foresi, come vedremo), chiunque altro a venire come esecutore delle loro volontà che sono diventate "Volontà di Dio".
In cosa consiste il patto? Molti hanno trovato discutibile questo atteggiamento della Lubich che la porta a “patteggiare”, ovvero a compiere atti al limite del magico in presenza dell’Eucarestia. Coda ne ha una visione chiarissima:
“Il contenuto del patto, in definitiva, consiste infatti nell’offerta di sé a Dio- da parte di Chiara e di Foco, insieme- sulla misura di Gesù Abbandonato (...) e ciò è tanto vero e reale, come attualizzazione dell’efficacia dell’Eucaristia, per cui si è fatti “molti un sol corpo”.
Chiunque abbia una minima dimestichezza con il linguaggio focolarino avrà già capito: la “misura di Gesù Abbandonato” è il tipico annullamento della personalità che molte volte è stato descritto dai fuoriusciti come la prima causa di abusi e di distorsioni all’interno del Movimento. Il famoso “nulla”, di cui spesso abbiamo parlato nel nostro blog; è dunque possibile sperimentare una vita dell’Ideale senza utilizzare questo “patteggiamento” inumano? Si può progettare un Movimento senza “nullificazione”, se essa è alla radice dell’esperienza di Chiara e Foco?
A guardare la cosa con altri occhi, oltretutto, nessuno dei due personaggi è del tutto trasparente. Di Foco sappiamo, grazie a Il buio sconfitto, che ricorrere ad un patto di unità, per legarsi ad un donna, non era per lui una cosa nuova: già con Madre Oliva Bonaldo aveva cercato di effettuare la stessa operazione, per divenire un “cofondatore” del suo ordine. E Chiara? Dopo avere pomposamente richiamato l’Alleanza tra Dio e il popolo nell’Antico Testamento, Piero Coda riporta questa sua nota: “In precedenza avevamo vissuto altri patti, come quello dell’amore reciproco. Esso aveva operato un salto di qualità nella nostra vita (...) Il patto di misericordia, poi (...) ci aveva aiutato a perfezionare l’amore vicendevole.”
Insomma, fare patti è parte dello stile di vita di Chiara e delle sue compagne; un comportamento infantile, in linea con la loro giovane età e il loro desiderio di sperimentare forme inedite di vita spirituale, nella totale inesperienza teologica. E’ poco più di un gioco, un asso nella manica che Chiara tira fuori nei momenti decisivi, e quello con Giordani dev’essere un momento di grande tensione: si vuole legare a lei un uomo sposato, che già con Madre Oliva aveva rischiato di mettere in crisi la solidità del proprio matrimonio.
Per quanto riguarda il secondo patto, quello con Don Pasquale Foresi “Chiaretto”, Coda parla di una seconda fase di realizzazione, nella primavera del 1950, come Incarnazione, “luce, lievito, sale di una nuova umanità”. Tutto deriva sempre da un “dove due o più”, ma di fatto siamo fermi ad un nuovo “dove due”, ed infatti Coda aggiunge: “E come il patto con Foco è stato condiviso con le prime compagne e i primi compagni di Chiara, anche il patto con Pasquale Foresi viene condiviso con loro. Così da diventare tutti, ciascuno per la propria parte, protagonisti veri, in unità, dell’incarnazione di quanto si è contemplato.”
Protagonisti mica tanto, dato che si limitano a contemplare (e “in unità”, ovvero annullandosi come già visto). La storia dell’Ideale ha dei primi attori e una marea di utili comparse.
Fa un certo effetto leggere di come Coda definisce i tre veri protagonisti: “In tutto ciò si stagliano in modo peculiare i “disegni”- come Chiara prende a chiamarli- di Pasquale Foresi e di Igino Giordani: il primo, a mo’ del Verbo nella Trinità, è chiamato ad accogliere attraverso Chiara la Luce (Claritas) che ella ha ricevuto da Dio, “traducendola” in teologia, e più generale in cultura, mentre il secondo, a mo’ dello Spirito Santo, è chiamato a farsi portatore dell’ “Spirito d’Unità, che soffia in mille sensi nel mondo”. Pare di vedere i tre leader del gruppo intenti a spartirsi le persone della Trinità come titoli onorifici, in un’auto divinizzazione agli occhi del popolo. Ed è Chiara stessa a promuovere l’iniziativa.
Claritas
Come abbiamo evidenziato nel nostro blog, vivendo l’esperienza del Paradiso Chiara Lubich si convince di essere diventata la Claritas. Non ci sono dubbi: Chiara è Claritas, qualunque cosa questa parola significhi. Naturalmente Coda vuole dimostrare che Chiara ha ricevuto la Claritas, come una facoltà, un dono divino... Ma i risultati sono anche peggiori.
Cos’è “Claritas”? Per Piero Coda si tratta di quella che il Vangelo di Giovanni definisce in greco doxa, e comunemente viene tradotta come “gloria”. Il risultato è che, nella versione focolarina, la preghiera di Gesù risuona così:
“E la Claritas che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me” (Gv. 17, 22-23)
Più avanti Coda spiega che Claritas è “La luce di Dio partecipata in Cristo dallo Spirito Santo perché tutti siano uno.” E se sui Focolari è scesa questa luce, chi mai potrebbe contestarli?
Gesù prega al plurale, ma non ci sono dubbi: è la sola Chiara a ricevere la Claritas; “come espressione della Chiesa”, ma si tratta pur sempre di lei. E così spetta a lei la missione di “Illuminare tutti gli uomini con la luce del Cristo che risplende sul volto della Chiesa”, come prevede il Vaticano II. Chiara è il “centro” dell’Anima, “ed è a partire da questo suo centro personale che l’Anima-Chiesa viene illuminata” Le parole umane con cui descrive il Paradiso sono “vasi di creta”, ma non lo è affatto lei, per le “operazioni che Dio fa in noi, rivestendoci via via di divino”.
“Vede con gli occhi dell’anima: e così comunica a Foco e alle sue prime compagne quanto vive e vede affinché essi facciano la stessa esperienza”: ma in questo modo Foco e le compagne non fanno esperienza di Dio, fanno esperienza di Chiara. Chiara si fa “vivere” e “vedere” al posto di Dio, ma va benissimo così, perché è la Claritas.
Certo, Chiara sa di essere una povera creatura, lei ha soltanto ricevuto la missione per la Chiesa... Ma non crediate di averla ricevuta anche voi, al pari suo, se il carisma dell’unità vi attrae. A ciascuno il suo ruolo, ed il nostro è quello di “farci vuoto” e lasciare che la Lubich sprigioni la sua luce.
Le dinamiche trinitarie e Gesù Abbandonato
In cosa consiste, in sostanza, il messaggio del Paradiso ‘49? Consiste in una illustrazione del disegno d’amore di Dio Trinità in Cristo, custodito e trasmesso dalla Chiesa, che mette in luce ciò che siamo chiamati e abilitati a vivere, ciascuno e comunitariamente, per corrispondere al dono di Dio e per incarnarlo. (Ibid. p.26)
Per chi conosce la scuola Abbà, siamo di fronte all'ontologia trinitaria (la pretesa che la Trinità non sia più un mistero) e alle dinamiche trinitarie (vivere alla maniera della Trinità). E sono proprio queste presunte “dinamiche”, secondo le denunce dei reduci, a rendere abusiva la vita all’interno del Movimento dei Focolari, soprattutto se legate a quell’etica dell’annullamento di sè che Coda identifica con la “kenosi di Gesù Abbandonato”. Nel Paradiso ‘49 l’Abbandonato perde qualunque connotato di umanità storica, perde addirittura il contatto con la dimensione del dolore, per divenire una sorta di gigantesco “contenitore” di tutti i paradossi dell’Universo, oltre che maestro di non-pensiero.
“Noi siamo, se non siamo. Se siamo non siamo. Dobbiamo esser “spensierati” perché figli di Dio. I figli di Dio non hanno pensieri. Solo quando non avremo pensieri, la nostra mente sarà tutta aperta e riceverà costantemente la Luce di Dio e sarà canale. Così dobbiamo esser senza volontà per avere la capacità della volontà di Dio. E senza memoria per ricordare solo l’attimo presente e vivere “estatici” (fuori di noi). Senza fantasie per vedere il Paradiso anche con la fantasia, ché il Paradiso è il sogno dei sogni (26 luglio 1949)”
“E’ richiesto il distacco dal nostro modo di pensare, dal pensare stesso: è questo il non-essere della mente. E’ questo che ci fa come Gesù Abbandonato. E ciò vale anche per la volontà, la memoria, la fantasia. Noi raggiungiamo queste morti soprattutto amando, facendo nostra la volontà di Dio e amando gli altri. Ma anche “perdendo” quando abbiamo le tentazioni di tenere la nostra volontà, il nostro pensiero, ecc. E’ un po’ l’altissima povertà di mente di San Francesco, il santo che, con l’altissima povertà, arrivava dove ora arriva l’unità.” (nota 239)
Imbarazzanti pretese
Tutte queste carte che ho scritto valgono nulla se l’anima che le legge non ama, non è in Dio. Valgono se è Dio che le legge in lei. (cpv. 237). Ora ciò che voglio lasciare a chi seguirà il mio Ideale è la sicurezza che basta lo Spirito Santo (e la fedeltà a chi ha iniziato) per proseguire l'Opera. (...) Io non voglio amare i miei posteri meno di me e perciò voglio che essi abbiano lo Spirito Santo zampillante come Dio lo diede a me. Non Lo avranno direttamente. Lo avranno per interposta persona, ma Lo avranno vivo dalla bocca di chi Lo trasmetterà vivendo ciò che Egli insegna per mezzo mio. (cpv. 242)
Quanto piace, ai focolarini, evidenziare proprio le dichiarazioni di Chiara Lubich che sarebbe meglio archiviare e custodire lontano da occhi indiscreti. Affermazioni talmente disinvolte da non permettere più di capire se ci stiamo riferendo al Vangelo, o piuttosto alle carte di una presunta visione del Paradiso; e infatti Coda affianca queste affermazioni al capoverso 1233, dove Chiara parla in realtà della Parola di Dio: "Solo Dio può commentare Dio", con il risultato che la cosa sembri ambiguamente riferita a lei.
Perché mai le carte dovrebbero "valere nulla"? Anche se noi ci avviciniamo ad esse con un approccio laico, possiamo trovarvi "qualcosa" di interessante, in senso positivo o negativo. Piuttosto sono certe singole affermazioni del "Paradiso", estrapolate e celebrate in toni trionfalistici, a divenire imbarazzanti pretese, se non vere e proprie manifestazioni di megalomania. E viene voglia, come abbiamo fatto altre volte, di farne un elenco un po' crudele.
- Quale sarebbe, in sostanza, la missione? “Il Corpo mistico di Chiara” è chiamato ad essere il “Cuore del Corpo Mistico di Maria, cuore a sua volta, del Corpo mistico di Cristo”.
- La famosa questione degli altri ordini religiosi e carismi presenti nella Chiesa: "In virtù di questo, il carisma dell’unità illumina tutte le altre vie spirituali e permette alla Chiesa intera di adempiere alla sua vocazione di Sposa di Cristo." Le altre spiritualità devono essere illuminate ed aiutate da quella di Chiara a raggiungere in pienezza la propria missione.
- In focolare si vive “la vita trinitaria contemplata in Paradiso... attraverso il vivere nell’amore reciproco la kenosi vissuta da Gesù Abbandonato” (chiedere agli ex focolarini per averne la conferma).
- Il fondatore dell’Opera è “Gesù fra noi: quello stesso che ha iniziato l’opera (con la prima predicazione del Vangelo) l’adempirà (con l’era dello Spirito santo) riunendo le membra tutte in Mistico Corpo di Gesù.” In sostanza, in Chiara Gesù ha concluso la sua missione.
- Rispetto alla tanto discussa identificazione con Maria, Coda ribadisce che “in lei si deve rispecchiare, in certo modo, e attualizzare il contributo che è quello proprio di Maria per l’adempimento dell’opera di Gesù”... Riferito all’intera Opera, o piuttosto a Chiara stessa?
In conclusione, Chiara è vittima di un'esaltazione esagerata, di una serie di pretese proiettate su di lei dagli amici e studiosi? Nient'affatto: tutto ciò che viene scritto su di lei deriva direttamente dalle sue rievocazioni del '49, e dalla sua scelta operativa di circondarsi di persone qualificate per manifestare al mondo la grandezza di quanto ha ricevuto.
Eccola che, ancora una volta, ritorna al suo espansionismo intellettuale:
Le varie scienze quindi vanno ricollegate alla teologia, che deve tornare ad esserne capo, regina, in quanto esprime, in termini umani, la sapienza, la verità di Dio. E questo deve essere lo scopo della Scuola Abbà, la quale, oltre ad una nuova teologia (basata sulla vita trinitaria vissuta nel Corpo mistico di Cristo) deve dare origine anche ad una scienza nuova, ad una sociologia nuova, ad un’arte nuova, ad una politica nuova, dove veramente l’uomo è al centro, quest’uomo che è anzitutto Cristo e Cristo negli uomini. Ci sono stati tentativi di questo genere (di fare cioè della teologia la regina delle scienze), ma poi le altre scienze, essendo state mortificate, si sono separate rivendicando la loro autonomia. Ora, partendo da Gesù Abbandonato, che ha tutto divinizzato, ci si può riuscire. (nota 591)
Chiara non aveva studiato molto, quindi non realizza che questo “nuovo umanesimo” non è altro che il ritorno al Medioevo, quando le discipline erano ancillari alla teologia e non era ancora avvenuta la rivoluzione scientifica. Certo, un’epoca non così oscura come si crede, ma dalla quale abbiamo pur sempre cercato di affrancarci.

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