Recensioni B-C-F: Paradiso '49, il testo

 


Perché fare una recensione non focolarina di un testo mistico di Chiara Lubich? Un testo, cioè, nato appositamente per essere creduto, condiviso nella comunità dei focolarini e "messo in pratica" (qualsiasi cosa significhi questo)? 
Come abbiamo già evidenziato nel post precedente, anche per chi ha un approccio laico questo testo può dire non tutto, non nulla, ma significativamente qualcosa, perché Chiara Lubich ha fatto un pezzo di storia cattolica del Novecento, e nel farlo si ispirava segretamente proprio alle sue illuminazioni del "Paradiso '49". Una cosa, però, deve essere chiara fin dall'inizio: non ci sarà posto, in questa recensione, per l'unicità, ovvero per la convinzione assoluta della Lubich che il suo carisma sia il più grande e l'unico in grado di illuminare la Chiesa. Qui analizzeremo il testo di visioni come uno dei tanti esistenti nel mondo mistico, ed eviteremo, laicamente, di pronunciarci sulla loro presunta veridicità. Che da sempre è divisiva, anche all'interno dello stesso Movimento, e questo spiega come mai questo libro sia così esoterico: meglio circolare di nascosto piuttosto che liberamente e a rischio di critiche e dissenso. 

Apriamo finalmente il libro per fare la recensione. La prima sorpresa è che ci sono due Chiara: una è l'autrice del grande apparato di note "sotto", che sono soprattutto la trascrizione delle sue indicazioni alla Scuola Abbà per interpretare correttamente il testo; la Chiara "sotto" è quella che tutti i membri del Movimento hanno conosciuto agli incontri, che predica qui la sua dottrina. La Chiara "sopra", invece, autrice del testo vero e proprio, è un personaggio inedito, sicuramente più libero. Si può scegliere di leggere solo lei. Ovviamente la Chiara sotto interviene a riparare gli imprevisti della Chiara sopra, che talvolta è addirittura scandalosa.

Paradiso '49 è un testo difficile da capire?
No, Chiara sopra si fa intendere benissimo, fin troppo bene. Prendiamone un esempio a caso:

Ogni attimo che vivo la Parola è un bacio sulla Bocca di Gesù, quella Bocca che disse soltanto Parole di vita.

Non c’è nulla di particolarmente difficile da comprendere, solo si può rimanere disorientati dall’arditezza di questa Chiara Lubich, che contrasta con il perfetto equilibrio della Chiara «sotto», nelle note. E che ci spiegherà di che tipo di bacio si tratta. 

Qual è il fascino di questo Paradiso?
La modernità di un paradiso in cui non c’è praticamente nulla di tradizionale, anche se le persone più colte possono cogliervi dei rimandi filosofici e letterari. Lo stesso Piero Coda a p.31 della sua introduzione, esplicita il percorso da cui provengono i focolarini:

Si può pensare a Sant’Agostino e dietro le sue spalle a Platone. Ma lo rilegge nella Luce trinitaria della visione che le è concessa. Ora, secondo H.U. von Balthasar, la dottrina delle Idee divine- che nel cristianesimo viene sviluppata molto presto in dialogo col platonismo e in genere con la filosofia greca e che in qualche modo affonda le sue radici anche nella lettura sapienzale dell’Antico Testamento e nel Nuovo Testamento, in particolare, nel Vangelo di Giovanni e nella Lettera agli Ebrei- è di capitale importanza nell’approfondimento ontologico del significato della Rivelazione (...)Solo alcuni tra i più robusti pensatori cristiani e teologi degli ultimi secoli, come Antonio Rosmini nell’800 e Sergej Bulgakov nel ‘900, ripropongono il tema delle «Idee divine» in grande stile e con nuovi accenti.

Ed è interessante notare che, per quanto si dica ignorante, Chiara proviene dagli ambienti francescani, che sono tradizionalmente neoplatonici.

Dunque un Paradiso rivoluzionario?

In realtà, rivoluzionario per persone degli anni Quaranta: a noi contemporanei non può sfuggire la rigidità di alcune “dinamiche trinitarie” che rispecchiano una concezione fortemente autoritaria della Chiesa. Se il Paradiso ’49 ha anticipato il Concilio, come scrive trionfalmente Coda, lo ha fatto solamente in parte… Può allora essere la Verità?

C'è il lavoro di più mani?

Forse no, l'unica scrittrice è proprio Chiara, però il testo vero e proprio non si avvia subito: è preceduto dal glossario, che generalmente viene inserito dopo, da un’introduzione di Chiara dell’8 aprile 1986, poi da alcuni passaggi da lei integrati il 20 dicembre 1990 e risalenti all’8 dicembre 1949: si tratta di brani dallo stile molto tradizionale, per chi è abituato ai temi preparati per i convegni focolarini. Segue poi una lettera ad Igino Giordani, a suo dire la sola conservata di molte distrutte, e poi finalmente il testo mistico vero e proprio, che corrisponde alla versione approvata dalla Scuola Abbà nel settembre 2004. Le pagine risalirebbero al periodo 1949-1951, ma come scrive Alba Sgariglia si tratta di una conservazione parziale, perché molte sarebbero andate perdute. Di tanto in tanto, si percepiscono ancora tratti dello stile epistolare: si tratta quindi di lettere a Giordani trasformate in diario? Il protagonismo di Chiara è ben definito, ma si può sospettare l’intervento di Igino Giordani in qualche passaggio.

Com’è questo Paradiso? Fa venire voglia di andarci?
No, Paradiso ’49 è un’esperienza molto personale di Chiara: la visione  è priva di altre persone, l’unico vagamente antropomorfo è Gesù Abbandonato. Tutto è naturalistico, cosmico, privo di sentimenti umani, quindi non coinvolgente per chi ne sia semplice lettore. La parte umanamente più riconoscibile è la descrizione dell’Inferno. Un lettore può fare solo quello che Chiara stessa ha prescritto: rimanere affascinato da lei, dalla sua esperienza, e di fatto rallegrarsi per lei, per la sua elevazione. Siamo, al solito, al rischio di culto della personalità.

Ed ora non posso, non possiamo più tornare indietro, non possiamo più uscire dal seno del Padre. Questa è per noi la volontà di Dio.

La tensione della Scuola Abbà è quella di dimostrare che dal "Paradiso" deriva una nuova visione di Dio, una sua maggiore comprensione. In effetti nel testo Dio è semplice, logico, quasi matematico, se soltanto ci si abitua al modo di ragionare per sillogismi di Chiara. Ma rimane, per sua esplicita ammissione, la percezione che si tratti di come lei lo ha capito, e quindi la contemplazione, ancora una volta, di una parte del suo ego, più che del Creatore.
Non va dimenticata, poi, la questione della solitudine. Per quanto insista nel dire di essere entrata in Paradiso con un'Anima, un "drappello", Chiara è l’unica ad averne l’esperienza, e lo ribadisce con forza. In uno dei pochi episodi in cui si lascia andare all’autobiografismo, si descrive così:

Tutta la Messa fu un mal d’amore e avrei voluto sfuggire da tutti, scappare lontano lontano... Ma ero chiusa tra le ragazze nel banco della chiesa e sospiravo per lasciar sfogo al cuore, onde non scoppiasse.

Non potrebbe essere maggiore la distanza tra lei e le sue compagne.


Cosa ne penseranno i non credenti?
Pur sospendendo il giudizio, persone non credenti tenderanno a pensare che si tratti di un’esperienza che non ha nulla di soprannaturale, anzi, forse nemmeno di spirituale. L’indizio sta nel fatto che Chiara sia così convinta di avere trovato la chiave per comprendere non una parte, ma l’intero universo, e questo è tipico degli stati di esaltazione di certi disturbi di personalità. Interessante anche questo passaggio raccontato da Alba Sgariglia in «Storia e composizione del testo»:

Stamane, Capodanno, mi sono svegliata alle sette e mezzo e da lì fino adesso sono sotto come una pioggia di illuminazione da parte di Dio, per cui quelle cose che una volta avevo viste e che poi avevo dimenticato, adesso mi tornano con una tale potenza...

Che farebbe pensare ad un Paradiso che va e viene, a seconda dello stato in cui Chiara si risveglia al mattino.

Cosa ne penseranno le gerarchie ecclesiastiche?
Potrebbero non gradire, al di là dell’interpretazione teologica, il senso di superiorità con cui Chiara si pone al di sopra degli altri ordini religiosi e persino della gerarchia stessa, dichiarando di avere raggiunto una visione più completa della Rivelazione. Questo è ribadito anche dagli studiosi della Scuola Abbà. Ma va anche detto che il comportamento passato della Chiesa è stato fortemente ambiguo: da una parte condanne del Sant’Uffizio, dall’altra un gran numero di vescovi focolarini, a partire da Klaus Hemmerle, che hanno incoraggiato il misticismo di Chiara. 

Infatti se chi mi comanderà (e rappresenterà la Chiesa) sarà Chiesa nel vero senso e cioè sarà un’anima dell’Anima (i focolarini n.d.A.), avrà la Luce dell’Anima e quindi la mia Luce e mi dirà ciò che voglio o meglio ciò che Gesù vuole in me e allora il Movimento camminerà bello e fresco e vero e libero e ordinato, come lo penso. Se invece l’anima che mi comanda non sarà illuminata, sarà ugualmente Chiesa= Gesù ma Gesù Abbandonato. Allora io abbraccerò quel Gesù Abbandonato volendo ciò che la Chiesa vuole e sono certa che la Chiesa vorrà ciò che io voglio perché sono «Chiesa».

In ogni caso, "Paradiso ’49" non è un testo che disturba veramente la gerarchia, perché la visione che Chiara ha di Dio è perfettamente in linea con il suo verticismo. Dio ha messo lei al vertice, ma l'idea di un vertice non si discute.

Cosa ne penseranno le persone del Movimento?
Probabilmente nulla di nuovo; il tono della “Chiara sotto”, quella delle note, è talmente riconoscibile che i più si troveranno a loro agio nell’affidarsi a lei. Inoltre coloro che costituiscono la generazione più anziana del Movimento hanno un livello culturale medio basso, e la fiducia nel ruolo “intellettuale” della scuola Abbà è molto elevata. Penseranno che si tratti di frasi difficili e per questo piene di grandi verità. Ma forse potranno avere il coraggio di leggere solo la Chiara "sopra", e di porsi delle domande. 

Cosa fa venire i brividi?
Non c’è una sola battuta, slogan, posizione di Chiara Lubich che non derivi dal Paradiso ’49. Nell’andare degli anni non ha coniato nulla, né tanto meno l’hanno fatto i membri del suo entourage. Vi si ritrova tutto: espressioni come "seguire il proprio raggio", "divina avventura", ecc., comportamenti del gruppo, il rigido strutturalismo che riflette quello della “rosa mistica”. Tutto deriva, nei Focolari, rigorosamente dagli scritti del ’49, ed aveva quindi ragione Fabio Ciardi nell’affermare:

Tutto il Movimento dei Focolari è stato costantemente alimentato dalla luce scaturita da quell’esperienza, anzi è stato da essa forgiato. Il Paradiso ‘49 lo abbiamo già dentro, più di quanto non immaginiamo.

Si tratta di una mancanza notevole di trasparenza nei confronti di chi frequenta il Movimento a vari livelli, membri più interni compresi. Tutto il dialogo, il confronto con la società, è il travestimento di una proclamazione incontestabile. Del Vangelo? Dell’Apocalisse? No: delle idee (platoniche) di Chiara Lubich. Anzi, non delle sue idee e dei suoi progetti, ma di rivelazioni private di fronte alle quali, come la Chiesa ha affermato più volte, è facoltativo credere.

E così questo testo se ne sta con accondiscendenza nell’alveo della tradizione cattolica, in attesa di essere veramente valorizzato per quanto merita; la Chiesa è perfettibile, credere in esso la renderà perfetta. E se, invece, questa pubblicazione portasse ad espungerlo, o per lo meno a relegarlo ancora di più nel dorato ma isolato mondo dei Focolari? 

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